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Arciprete
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mwdaArciprete (dal mwdqtardo latino mwdgarchipresbyter e dal mwdwgreco mweaἀρχιπρεσβύτερος, "anziano capo" o "capo degli anziani") è un mweqtitolo che può essere conferito a un mwegpresbitero o a un mwewprelato della mwfaChiesa cattolica.
Contents
• Storia
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Descrizione
Nella mwgaChiesa cattolica il titolo di arciprete compete:
• al mwgwparroco di una mwhaparrocchia che ha il titolo di mwhqarcipretura;
• a un mwhwpresbitero nominato arciprete mwiaad personam, cioè indipendentemente dal carattere arcipretale della parrocchia di cui è titolare;
• in alcune mwigdiocesi, al mwiwvicario foraneo, che è il presbitero che ha autorità effettiva all'interno di una mwjaforania, cioè una circoscrizione in cui è diviso il territorio diocesano;
• in alcune diocesi, al parroco di una mwjgbasilica minore o di una mwjwchiesa matrice;
• nella mwlqdiocesi di Roma al mwlgvescovo o mwlwcardinale che regge una delle quattro mwmabasiliche maggiori.
Il mwmgparroco soggetto a questa nomina (che sia onoraria o derivante dall’antichità o dall’importanza della mwmwparrocchia di cui é titolare) non presenta oggi differenze nel trattamento rispetto agli altri parroci; il titolo formale di un arciprete parroco è infatti "mwnamolto reverendo". Talvolta, vi sono peculiarità nell’abbigliamento liturgico, per esempio il mwnqrocchetto che può presentare una foderatura rossa all’interno delle maniche, e soprattutto per la mwngmozzetta che è di colore paonazzo da indossare al di sopra dell’mwnwabito corale con la mwoacotta od il rocchetto bianchi.
In alcuni casi, sempre per tradizione storica, l'arciprete può indossare la talare filettata di rosso con fascia rossa (ma non marezzata) e il tricorno nero con fiocco rosso.
Storia
Proprio come fra i mwqadiaconi della chiesa del mwqqvescovo, ove uno di loro faceva le funzioni di assistente e rappresentante del vescovo e, come mwqgarcidiacono, acquisiva una sua mwqwgiurisdizione, così fin dal mwraIV secolo, troviamo in numerose mwrqdiocesi un arciprete a capo del collegio dei presbiteri, che aiutava e rappresentava il vescovo nell'espletamento dei suoi doveri mwrgliturgici e religiosi. Di regola, specialmente a mwrwRoma, luogo in cui l'usanza ebbe origine, veniva investito di questo ruolo il più anziano dei presbiteri; nella mwsaChiesa di Grecia invece la sua nomina rientrava tra i privilegi del vescovo.
In virtù del diciassettesimo canone del mwsgquarto sinodo di Cartagine, l'arciprete fu associato al vescovo come suo rappresentante nella cura dei poveri. Dopo la cristianizzazione completa delle genti romane e mwswgermaniche (che si può far coincidere all'incirca con i secoli mwtaIV-mwtqVIII), in occidente si diffuse un altro tipo di arciprete: i bisogni spirituali delle comunità rurali si accrebbero infatti così velocemente che il mwtgclero cittadino non riuscì più a soddisfarle. Di conseguenza, nei maggiori centri rurali, iniziarono a sorgere chiese dotate del loro clero e delle proprie fonti di sostentamento. Gli abitanti dei piccoli villaggi vicini e dei mwtwfeudi a bassa densità di abitanti, fin dall'inizio, dipesero da questi centri più grandi, o mwua"chiese madri" (mwuqecclesia rusticana, mwugdiocesana, mwuwparrocchia), per ricevere i mwvasacramenti e partecipare alla mwvqmessa. La mwvgparrocchia nella sua globalità era nota come mwvwchristianitas o mwwaplebe.
L'arciprete era il più elevato in grado tra i preti legati a tali chiese madri. Era il responsabile del clero locale e dell'adorazione divina e soprintendeva ai doveri del mwwgministero ecclesiastico. Tuttavia, era soggetto all'arcidiacono; un certo numero di queste grandi comunità rurali o parrocchie costituivano un arcidiaconato. Le mwwwcappelle private, che si andavano gradualmente moltiplicando sui possedimenti dei mwxalatifondisti e a cui erano legati alcuni presbiteri, non erano esenti dalla giurisdizione dell'arciprete. Tutti i parrocchiani erano obbligati a presenziare alla Messa domenicale che si teneva nella chiesa madre (mwxqecclesia baptismalis, mwxgtitulus major). Tutti i mwxwbattesimi e i mwyafunerali venivano celebrati in questa chiesa. Nelle chiese periferiche del territorio (mwyqtituli minores) si potevano celebrare solo le Messe giornaliere, le mwygdevozioni comuni e il mwywcatechismo. L'arciprete della chiesa madre era alla testa di tutto il clero della sua parrocchia ed era responsabile per la corretta esecuzione dei suoi doveri ecclesiastici e per il suo stile di vita.
Gradualmente, specialmente durante il mwzqperiodo carolingio, molti mwzgtituli minores divennero chiese parrocchiali indipendenti, dove si potevano celebrare tutte le cerimonie religiose, inclusa la Messa domenicale e i battesimi; in questo modo il numero delle parrocchie aumentò notevolmente. Successe anche che, se una mwzwdiocesi era molto estesa, l'intera diocesi veniva a essere divisa in distretti (chiamati "arcipresbiterati", "decanati", o mwaachristianitates) e ognuno di questi distretti era retto da un presbitero decano o arciprete. Sebbene il confine dei nuovi distretti non corrisponda necessariamente con i limiti delle parrocchie originali, l'uso del termine "arcipresbiterato" per questi distretti diocesani prova che le prime grandi parrocchie costituirono la base di questa suddivisione. In molti casi furono creati interi distretti ecclesiastici mwaqex novo, e qualche volta vennero uniti molti dei primi arcipresbiterati. Qualche volta si tenne conto anche delle suddivisioni civili del territorio in questione.
La totalità del clero del distretto costituiva il mwawmwbacapitolo rurale, al capo del quale era l'arciprete o decano rurale. Era suo dovere, come rappresentante del vescovo, soprintendere all'intera vita religiosa ed ecclesiastica del territorio a lui affidato. Faceva applicare i regolamenti vescovili e i decreti dei mwbqsinodi diocesani e si accertava della loro osservanza; presentava al vescovo tutti i candidati per l'ordinazione per un ufficio ecclesiastico; componeva le piccole diatribe all'interno del clero e rendeva note all'arcidiacono le mancanze più gravi del clero o del mwbglaicato per consigliarsi sulla mwbwpena più appropriata da infliggere al trasgressore. Nel periodo carolingio era usanza che il primo di ogni mese l'arciprete e il clero della sua parrocchia si riunissero per discutere sulle questioni più importanti. Più tardi tali riunioni vennero convocate solo una o due volte l'anno. Con il tempo, il capitolo rurale acquisì il diritto di eleggere l'arciprete; eleggeva anche un mwcacamerarius per l'amministrazione dei fondi comuni e un mwcqdiffinator, l'assistente del decano. L'unione di questi arcipresbiterati formò gli arcidiaconati, i cui decani erano soggetti all'arcidiacono.
Nel corso del tempo l'ufficio di decano o arciprete subì molti mutamenti. Questi sviluppi non furono uguali in tutti i paesi e grazie a questo fatto sono rintracciabili molte differenze locali. Il mwcwConcilio di Trento si limitò a stabilire il regolamento sulle visite dei decani alle parrocchie. mwdaSan Carlo Borromeo, nella sua diocesi, abolì l'ufficio di decano e lo sostituì con quello di "vicario rurale", o "vicario foraneo", un ufficio sempre revocabile. In mwdqFrancia, e in quei territori confinanti interessati dalla riorganizzazione ecclesiastica seguita alla mwdgRivoluzione francese, ognuna delle nuove diocesi fu suddivisa in mwdwdecanerie i cui limiti vennero calcolati in modo da corrispondere alle suddivisioni civili. In ogni distretto il mweacurato della chiesa principale era, di solito, il decano.
Oggi, secondo l'attuale legge ecclesiastica, la suddivisione di una diocesi in decanati spetta al vescovo; questi può, se vuole, unire più distretti per crearne uno più grande. La selezione dei decani spetta solo al vescovo, anche se in alcuni paesi i capitoli rurali hanno ancora il diritto di elezione. I decani non hanno una giurisdizione propriamente detta; sono semplicemente delegati del vescovo per lo svolgimento di determinati doveri ecclesiastici. Loro compiti principali in generale sono: favorire le relazioni tra il clero a loro sottoposto e l'ordinario (il vescovo), esercitare una certa supervisione sull'operato del clero, visitare le parrocchie e controllare la corretta gestione dei doveri parrocchiali da parte dei curati; in particolare sono i sinodi diocesani che definiscono i compiti dei decani. Spesso sono delegati permanentemente dal vescovo a impartire determinate mwegbenedizioni.
Il dovere di assistere il vescovo durante le mwfamesse pontificali, una volta gravante sull'arciprete della mwfqcattedrale, è stato in parte trasferito al decano del capitolo della cattedrale e in parte al mwfgvescovo ausiliare, qualora sia presente.
Talvolta i parroci delle parrocchie che sono state storicamente sede di decanato conservano il titolo di arciprete. In questi casi il titolo è oramai quasi del tutto onorifico, indicando al massimo un certo prestigio formale della parrocchia stessa derivante dalla sua antichità e dal suo passato di chiesa madre del decanato.
Note araldiche
Per quanto riguarda l'mwggaraldica, la figura dell'arciprete costituisce un caso singolare. Poiché il titolo viene utilizzato insieme a quello di prete (sacerdote) con le medesime differenze che intercorrono tra quello di mwgwvescovo e quello di mwhaarcivescovo, il cappello araldico di un arciprete è composto di un cappello nero, dal quale pendono sei fiocchi per parte, anch'essi di colore nero.
Può anche accadere che un arciprete venga insignito di qualche ulteriore titolatura, come quella di mwhgprotonotario apostolico. In tal caso, il cappello di arciprete viene sostituito da quello di protonotario.
Arciprete era anche accostato alla figura di mwiaprevosto, dal momento che sovente essi esercitavano le medesime funzioni. In alcuni casi lo stemma di arciprete è stato infatti sostituito da un cappello araldico nero dal quale pendono sei fiocchi per parte, anch'essi di colore nero, che è la formula ancora oggi più usata.
Bibliografia
• mwjamwjqCatholic Encyclopedia, Volume I New York 1907, Robert Appleton Company. mwjgNihil obstat. 1º marzo 1907. Remy Lafort, S.T.D., Censor. mwjwImprimatur +mwkaCardinale mwkqJohn Murphy Farley, mwkgArcivescovo di New York.
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